Pasqua 2019: cala il consumo di carne

Secondo l’ultimo report pubblicato da Codacons nel 2018, i consumi di carne di agnello sono calati su tutto il territorio italiano: un meno 10% rispetto al 2017 e il trend risulta essere ulteriormente in discesa. Nonostante questo, si prevede che saranno macellati circa 900.000 capi di agnello per permettere l’immissione sul mercato di quasi otto milioni di chili di carne di agnello, che dopo Pasqua sarà venduta con sconti fino al 50%. Un massacro dai numeri agghiaccianti.

Secondo l’ultimo report pubblicato da Codacons nel 2018, i consumi di carne di agnello sono calati su tutto il territorio italiano: un meno 10% rispetto al 2017 e il trend risulta essere ulteriormente in discesa.

Nonostante una recessione graduale dal 2013 ad oggi, si stima che l’anno precedente siano stati consumati circa 6,5 milioni di chili di carne. L’Associazione Italiana Animali ed Ambiente (AIDA&A) ha monitorato un campione di 100 macellerie (seguendo i trend per 8 anni) e per quest’anno, si registra una decrescita in termini di prenotazioni di carne del 28%, un dato che, come si legge nel comunicato dell’Associazione, “se confermato porterà entro Pasqua ad un consumo complessivo di circa 5,3 milioni di chili di carne di agnello.”

Secondo i dati dell’Associazione questo decremento si deve in primis al costo eccessivo della carne di agnello che in questi giorni aumenta fino al 30%. Supponiamo che insieme all’elemento più prettamente economico, l’attività di sensibilizzazione ad opera di associazioni in difesa degli animali e di chi si occupa di divulgazione, risultino determinanti nella creazione di una coscienza sul tema del consumo della carne.

Si prevede che saranno macellati circa 900.000 capi di agnello per permettere l’immissione sul mercato di quasi otto milioni di chili di carne di agnello, che dopo Pasqua sarà venduta con sconti fino al 50%. Un’immissione che quindi non è nemmeno in linea con le richieste di mercato ma risulta essere in eccesso rispetto alla effettiva domanda.

Lorenzo Croce presidente di AIDA&A ha dichiarato che “a questi numeri vanno inoltre aggiunti gli agnelli sgozzati e venduti abusivamente dagli stessi pastori il cui numero è imprecisato ma sicuramente superiore ai 100.000 capi con un evasione fiscale di almeno un milione e mezzo di euro. Chiediamo che si fermi questa strage, chiediamo a tutti di celebrare la Pasqua vegetariana senza consumare carne non solo di agnello ma di qualsiasi altra creatura vivente“.

A livello Europeo, questa coscienza si sta consolidando e lo abbiamo registrato in molti approfondimenti e analisi di settore. Nel corso di questo articolo, vogliamo parlare di una recente ricerca effettuata in Gran Bretagna secondo la quale il 30% di chi consuma carne su territorio britannico, sta pianificando un pasto di Pasqua totalmente meat-free.

Il sondaggio, a cura di One Poll su un campione di 1.000 persone condotto per conto della start-up The Meatless Farm Co, ha rilevato che le persone nel Nord Est sono più propense ad eliminare la carne per il pasto tradizionale (43%), seguite dai londinesi (37%).

Inoltre, circa la metà (il 49%) di tutti i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni prevede di mangiare meat-free questa Pasqua; un percentuale di giovani tra i 18-24 anni ha rinunciato alla carne per la Quaresima.

Rob Woodall, CEO di The Meatless Farm Co ha dichiarato:

Essere consapevoli di come viviamo e mangiamo è diventata una priorità nel mondo di oggi e i numeri rivelano un enorme cambiamento verso il consumo vegetale nel Regno Unito, con una persona su otto che si identifica come vegetariana o vegana. I piccoli cambiamenti possono avere un grande impatto ed è bello vedere che così tanti britannici stanno agendo. Se le persone cambiano solo un pasto alla settimana senza carne, potrebbero fare una grande differenza, ma ci devono essere alternative gustose e familiari.”

Come realtà editoriale che monitora il settore, ci teniamo ad esprimere la nostra posizione:

il trend verso la riduzione del consumo è positivo ma riguarda una tappa del processo di conversione, non la meta. L’obiettivo unico da perseguire è un shift totale del sistema alimentare verso il plant-based. Si tratta dell’unico modo valido per garantire la fine della schiavitù animale come scopo prioritario, per impattare il meno possibile sull’ambiente e per garantire maggiore equità in termini di distribuzione delle risorse alimentari. Il pensiero che sosteniamo poggia su un unico assioma: ciò che l’industria della carne considera una materia prima, l’Animale,  è un essere senziente: è un soggetto non un mezzo produttivo. Ne consegue che nessuna strumentalizzazione può essere considerata etica. Ridurre non basta. 


Fonte: https://www.osservatorioveganok.com/pasqua-2019-cala-il-consumo-di-carne/

Autore dell'articolo: osservatorioveganok.com